Luca Donato

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Luca è un creator per la Salute Mentale e un ragazzo molto sensibile che è passato dal non credere alla terapia al sostenerla fino a diventare un'attivista.

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Luca Donato

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Luca è un creator per la Salute Mentale e un ragazzo molto sensibile che è passato dal non credere alla terapia al sostenerla fino a diventare un'attivista.

Host:

Flavia Tallarico

Psicologa & Consulente di Marketing per la Salute Mentale

Rompere il silenzio sulla salute mentale e parlarne senza paura, la missione di Luca Donato.

Luca Donato, attivista e creatore di contenuti social, ha raccontato la sua storia personale e il percorso che l’ha portato a sensibilizzare il pubblico sulla salute mentale. Luca è diventato un punto di riferimento per migliaia di giovani, ma anche per adulti che trovano nei suoi video uno spunto di riflessione. 

La “pecora nera” della famiglia.

Luca ha raccontato di essere cresciuto sentendosi spesso diverso, incompreso: “Quando vivi o sei cresciuto in una famiglia dove tutti la pensano nello stesso modo… e tu sei la pecora nera, ti senti quello sbagliato”. Questo senso di isolamento ha spinto Luca a cercare una propria voce e un proprio spazio di espressione, trovando nei social media un modo per rompere il silenzio e raccontare la sua esperienza.

La nascita del progetto sui social.

Luca ha iniziato a condividere contenuti di sensibilizzazione sulla salute mentale circa tre anni e mezzo fa, quasi per caso, durante un periodo difficile. “Ero in hotel a Napoli, era il periodo del Covid, e non potevo uscire. Mi sentivo solo e ho deciso di pubblicare un video in cui esprimevo quello che provavo. Non avevo aspettative, ma ha avuto un boom inaspettato”. Da quel momento, i commenti dei giovani che si riconoscevano nelle sue parole lo hanno spinto a continuare. “Mi hanno chiesto di fare altri video e ho capito che forse potevo essere di aiuto a qualcuno”.

La paura del giudizio e la resistenza iniziale.

Quando ha iniziato a pubblicare video su temi delicati come depressione, ansia e traumi familiari, Luca ha affrontato molte resistenze, specialmente da parte di amici e familiari. “All’inizio mi davano del pazzo”, ha ammesso. “Mi dicevano: ‘Cosa penserà la tua famiglia?’. Ma io ho deciso di fregarmene e di andare avanti perché sapevo che stavo facendo la cosa giusta per me e per gli altri che mi ascoltavano”.

Il rapporto con la famiglia: scontro e riconciliazione.

Il rapporto con la famiglia di origine ha rappresentato una sfida significativa per Luca. “In famiglia c’è stato un momento di shock, un po’ di panico. Pensavano: ‘Sta parlando di noi?’”. Tuttavia, Luca ha spiegato come la sua scelta di parlare apertamente abbia portato a una maggiore comprensione reciproca. “Io e mia madre abbiamo avuto un percorso difficile, fatto di alti e bassi. Ma aprirmi e raccontare la mia storia ci ha permesso di ricucire il rapporto. Non è stato facile, ma ci ha fatto crescere entrambi”.

Luca ha sottolineato l’importanza di affrontare i problemi, anche quando sembra difficile. “Tanti ragazzi mi scrivono dicendo che non riescono a parlare con i loro genitori, che si sentono bloccati. Io dico sempre che è meglio parlare, affrontare lo scontro, perché da lì possono nascere cambiamenti positivi”.

Rompere il ciclo dei traumi generazionali.

Uno dei messaggi più potenti che Luca condivide è quello di rompere il ciclo dei traumi generazionali. “Spesso quello che viviamo con i nostri genitori è ciò che loro hanno vissuto a loro volta. Replichiamo schemi senza rendercene conto”, ha spiegato. “Ma è possibile interrompere questo ciclo. Il primo passo è riconoscerlo e chiedere aiuto, anche se sembra una montagna insormontabile”.

Luca ha raccontato come abbia visto replicare, nella sua vita, dinamiche tossiche simili a quelle vissute nella sua famiglia di origine. “A un certo punto mi sono reso conto che cercavo donne che assomigliavano a mia madre, con lo stesso carattere, le stesse abitudini. È stato solo quando ho capito questo che ho potuto rompere il ciclo e creare relazioni più sane”.

La solitudine come momento di crescita.

Luca ha parlato di come abbia imparato a trovare nella solitudine un’opportunità di crescita. “Ho scelto di trascorrere del tempo da solo, viaggiando, andando al cinema da solo, facendo esperienze per riscoprire me stesso”, ha detto. “La solitudine ti permette di fare pace con te stesso, e solo allora puoi circondarti di persone che ti arricchiscono davvero”.

L’importanza della sensibilizzazione sui social.

Per Luca, i social sono diventati un mezzo potente per sensibilizzare e connettere le persone. “Non è importante quanti mi seguono, ma il messaggio che riesco a trasmettere”, ha dichiarato. Il suo obiettivo è far capire a chi lo segue che non sono soli e che chiedere aiuto è un atto di coraggio, non di debolezza. “Io dico sempre: ‘Rompi il ciclo’. Non dobbiamo continuare a vivere secondo schemi disfunzionali solo perché è sempre stato così”.

La sfida della comunicazione sulla salute mentale.

Nonostante il successo ottenuto sui social, Luca riconosce che parlare di salute mentale non è sempre facile. “Ci sono parole che sui social non si possono usare, come autolesionismo, disturbi alimentari, suicidio. Ma se non ne parliamo, come facciamo a sensibilizzare? Io cerco di affrontare questi temi con delicatezza, senza essere esplicito, ma facendo capire ai ragazzi che li ascolto e che li capisco”.

Guardando al futuro: una missione di cambiamento.

Luca ha spiegato che il suo sogno è cambiare il modo in cui si parla di salute mentale. “Vorrei che ci fosse uno psicologo di base, accessibile a tutti, come un diritto. Milano sta iniziando a fare qualche passo in questa direzione, ma c’è ancora tanto da fare”. La sua speranza è che un giorno non ci sia più bisogno dei suoi contenuti perché tutti abbiano accesso al supporto di cui hanno bisogno.

Trovare casa e libertà.

Luca ha concluso l’intervista parlando del suo concetto di “casa”: “Casa non è un luogo, sono le persone con cui stai bene”. Ha condiviso il desiderio di vedere un mondo in cui le sue figlie possano crescere libere di esprimersi e di vivere senza i limiti imposti dai tabù e dalle aspettative sociali. “Io le accompagnerò sempre, ma voglio che trovino la loro strada e siano libere di fare le loro scelte”.

Rompere il silenzio sulla salute mentale e parlarne senza paura, la missione di Luca Donato.

Luca Donato, attivista e creatore di contenuti social, ha raccontato la sua storia personale e il percorso che l’ha portato a sensibilizzare il pubblico sulla salute mentale. Luca è diventato un punto di riferimento per migliaia di giovani, ma anche per adulti che trovano nei suoi video uno spunto di riflessione. 

La “pecora nera” della famiglia.

Luca ha raccontato di essere cresciuto sentendosi spesso diverso, incompreso: “Quando vivi o sei cresciuto in una famiglia dove tutti la pensano nello stesso modo… e tu sei la pecora nera, ti senti quello sbagliato”. Questo senso di isolamento ha spinto Luca a cercare una propria voce e un proprio spazio di espressione, trovando nei social media un modo per rompere il silenzio e raccontare la sua esperienza.

La nascita del progetto sui social.

Luca ha iniziato a condividere contenuti di sensibilizzazione sulla salute mentale circa tre anni e mezzo fa, quasi per caso, durante un periodo difficile. “Ero in hotel a Napoli, era il periodo del Covid, e non potevo uscire. Mi sentivo solo e ho deciso di pubblicare un video in cui esprimevo quello che provavo. Non avevo aspettative, ma ha avuto un boom inaspettato”. Da quel momento, i commenti dei giovani che si riconoscevano nelle sue parole lo hanno spinto a continuare. “Mi hanno chiesto di fare altri video e ho capito che forse potevo essere di aiuto a qualcuno”.

La paura del giudizio e la resistenza iniziale.

Quando ha iniziato a pubblicare video su temi delicati come depressione, ansia e traumi familiari, Luca ha affrontato molte resistenze, specialmente da parte di amici e familiari. “All’inizio mi davano del pazzo”, ha ammesso. “Mi dicevano: ‘Cosa penserà la tua famiglia?’. Ma io ho deciso di fregarmene e di andare avanti perché sapevo che stavo facendo la cosa giusta per me e per gli altri che mi ascoltavano”.

Il rapporto con la famiglia: scontro e riconciliazione.

Il rapporto con la famiglia di origine ha rappresentato una sfida significativa per Luca. “In famiglia c’è stato un momento di shock, un po’ di panico. Pensavano: ‘Sta parlando di noi?’”. Tuttavia, Luca ha spiegato come la sua scelta di parlare apertamente abbia portato a una maggiore comprensione reciproca. “Io e mia madre abbiamo avuto un percorso difficile, fatto di alti e bassi. Ma aprirmi e raccontare la mia storia ci ha permesso di ricucire il rapporto. Non è stato facile, ma ci ha fatto crescere entrambi”.

Luca ha sottolineato l’importanza di affrontare i problemi, anche quando sembra difficile. “Tanti ragazzi mi scrivono dicendo che non riescono a parlare con i loro genitori, che si sentono bloccati. Io dico sempre che è meglio parlare, affrontare lo scontro, perché da lì possono nascere cambiamenti positivi”.

Rompere il ciclo dei traumi generazionali.

Uno dei messaggi più potenti che Luca condivide è quello di rompere il ciclo dei traumi generazionali. “Spesso quello che viviamo con i nostri genitori è ciò che loro hanno vissuto a loro volta. Replichiamo schemi senza rendercene conto”, ha spiegato. “Ma è possibile interrompere questo ciclo. Il primo passo è riconoscerlo e chiedere aiuto, anche se sembra una montagna insormontabile”.

Luca ha raccontato come abbia visto replicare, nella sua vita, dinamiche tossiche simili a quelle vissute nella sua famiglia di origine. “A un certo punto mi sono reso conto che cercavo donne che assomigliavano a mia madre, con lo stesso carattere, le stesse abitudini. È stato solo quando ho capito questo che ho potuto rompere il ciclo e creare relazioni più sane”.

La solitudine come momento di crescita.

Luca ha parlato di come abbia imparato a trovare nella solitudine un’opportunità di crescita. “Ho scelto di trascorrere del tempo da solo, viaggiando, andando al cinema da solo, facendo esperienze per riscoprire me stesso”, ha detto. “La solitudine ti permette di fare pace con te stesso, e solo allora puoi circondarti di persone che ti arricchiscono davvero”.

L’importanza della sensibilizzazione sui social.

Per Luca, i social sono diventati un mezzo potente per sensibilizzare e connettere le persone. “Non è importante quanti mi seguono, ma il messaggio che riesco a trasmettere”, ha dichiarato. Il suo obiettivo è far capire a chi lo segue che non sono soli e che chiedere aiuto è un atto di coraggio, non di debolezza. “Io dico sempre: ‘Rompi il ciclo’. Non dobbiamo continuare a vivere secondo schemi disfunzionali solo perché è sempre stato così”.

La sfida della comunicazione sulla salute mentale.

Nonostante il successo ottenuto sui social, Luca riconosce che parlare di salute mentale non è sempre facile. “Ci sono parole che sui social non si possono usare, come autolesionismo, disturbi alimentari, suicidio. Ma se non ne parliamo, come facciamo a sensibilizzare? Io cerco di affrontare questi temi con delicatezza, senza essere esplicito, ma facendo capire ai ragazzi che li ascolto e che li capisco”.

Guardando al futuro: una missione di cambiamento.

Luca ha spiegato che il suo sogno è cambiare il modo in cui si parla di salute mentale. “Vorrei che ci fosse uno psicologo di base, accessibile a tutti, come un diritto. Milano sta iniziando a fare qualche passo in questa direzione, ma c’è ancora tanto da fare”. La sua speranza è che un giorno non ci sia più bisogno dei suoi contenuti perché tutti abbiano accesso al supporto di cui hanno bisogno.

Trovare casa e libertà.

Luca ha concluso l’intervista parlando del suo concetto di “casa”: “Casa non è un luogo, sono le persone con cui stai bene”. Ha condiviso il desiderio di vedere un mondo in cui le sue figlie possano crescere libere di esprimersi e di vivere senza i limiti imposti dai tabù e dalle aspettative sociali. “Io le accompagnerò sempre, ma voglio che trovino la loro strada e siano libere di fare le loro scelte”.

Rompere il silenzio sulla salute mentale e parlarne senza paura, la missione di Luca Donato.

Luca Donato, attivista e creatore di contenuti social, ha raccontato la sua storia personale e il percorso che l’ha portato a sensibilizzare il pubblico sulla salute mentale. Luca è diventato un punto di riferimento per migliaia di giovani, ma anche per adulti che trovano nei suoi video uno spunto di riflessione. 

La “pecora nera” della famiglia.

Luca ha raccontato di essere cresciuto sentendosi spesso diverso, incompreso: “Quando vivi o sei cresciuto in una famiglia dove tutti la pensano nello stesso modo… e tu sei la pecora nera, ti senti quello sbagliato”. Questo senso di isolamento ha spinto Luca a cercare una propria voce e un proprio spazio di espressione, trovando nei social media un modo per rompere il silenzio e raccontare la sua esperienza.

La nascita del progetto sui social.

Luca ha iniziato a condividere contenuti di sensibilizzazione sulla salute mentale circa tre anni e mezzo fa, quasi per caso, durante un periodo difficile. “Ero in hotel a Napoli, era il periodo del Covid, e non potevo uscire. Mi sentivo solo e ho deciso di pubblicare un video in cui esprimevo quello che provavo. Non avevo aspettative, ma ha avuto un boom inaspettato”. Da quel momento, i commenti dei giovani che si riconoscevano nelle sue parole lo hanno spinto a continuare. “Mi hanno chiesto di fare altri video e ho capito che forse potevo essere di aiuto a qualcuno”.

La paura del giudizio e la resistenza iniziale.

Quando ha iniziato a pubblicare video su temi delicati come depressione, ansia e traumi familiari, Luca ha affrontato molte resistenze, specialmente da parte di amici e familiari. “All’inizio mi davano del pazzo”, ha ammesso. “Mi dicevano: ‘Cosa penserà la tua famiglia?’. Ma io ho deciso di fregarmene e di andare avanti perché sapevo che stavo facendo la cosa giusta per me e per gli altri che mi ascoltavano”.

Il rapporto con la famiglia: scontro e riconciliazione.

Il rapporto con la famiglia di origine ha rappresentato una sfida significativa per Luca. “In famiglia c’è stato un momento di shock, un po’ di panico. Pensavano: ‘Sta parlando di noi?’”. Tuttavia, Luca ha spiegato come la sua scelta di parlare apertamente abbia portato a una maggiore comprensione reciproca. “Io e mia madre abbiamo avuto un percorso difficile, fatto di alti e bassi. Ma aprirmi e raccontare la mia storia ci ha permesso di ricucire il rapporto. Non è stato facile, ma ci ha fatto crescere entrambi”.

Luca ha sottolineato l’importanza di affrontare i problemi, anche quando sembra difficile. “Tanti ragazzi mi scrivono dicendo che non riescono a parlare con i loro genitori, che si sentono bloccati. Io dico sempre che è meglio parlare, affrontare lo scontro, perché da lì possono nascere cambiamenti positivi”.

Rompere il ciclo dei traumi generazionali.

Uno dei messaggi più potenti che Luca condivide è quello di rompere il ciclo dei traumi generazionali. “Spesso quello che viviamo con i nostri genitori è ciò che loro hanno vissuto a loro volta. Replichiamo schemi senza rendercene conto”, ha spiegato. “Ma è possibile interrompere questo ciclo. Il primo passo è riconoscerlo e chiedere aiuto, anche se sembra una montagna insormontabile”.

Luca ha raccontato come abbia visto replicare, nella sua vita, dinamiche tossiche simili a quelle vissute nella sua famiglia di origine. “A un certo punto mi sono reso conto che cercavo donne che assomigliavano a mia madre, con lo stesso carattere, le stesse abitudini. È stato solo quando ho capito questo che ho potuto rompere il ciclo e creare relazioni più sane”.

La solitudine come momento di crescita.

Luca ha parlato di come abbia imparato a trovare nella solitudine un’opportunità di crescita. “Ho scelto di trascorrere del tempo da solo, viaggiando, andando al cinema da solo, facendo esperienze per riscoprire me stesso”, ha detto. “La solitudine ti permette di fare pace con te stesso, e solo allora puoi circondarti di persone che ti arricchiscono davvero”.

L’importanza della sensibilizzazione sui social.

Per Luca, i social sono diventati un mezzo potente per sensibilizzare e connettere le persone. “Non è importante quanti mi seguono, ma il messaggio che riesco a trasmettere”, ha dichiarato. Il suo obiettivo è far capire a chi lo segue che non sono soli e che chiedere aiuto è un atto di coraggio, non di debolezza. “Io dico sempre: ‘Rompi il ciclo’. Non dobbiamo continuare a vivere secondo schemi disfunzionali solo perché è sempre stato così”.

La sfida della comunicazione sulla salute mentale.

Nonostante il successo ottenuto sui social, Luca riconosce che parlare di salute mentale non è sempre facile. “Ci sono parole che sui social non si possono usare, come autolesionismo, disturbi alimentari, suicidio. Ma se non ne parliamo, come facciamo a sensibilizzare? Io cerco di affrontare questi temi con delicatezza, senza essere esplicito, ma facendo capire ai ragazzi che li ascolto e che li capisco”.

Guardando al futuro: una missione di cambiamento.

Luca ha spiegato che il suo sogno è cambiare il modo in cui si parla di salute mentale. “Vorrei che ci fosse uno psicologo di base, accessibile a tutti, come un diritto. Milano sta iniziando a fare qualche passo in questa direzione, ma c’è ancora tanto da fare”. La sua speranza è che un giorno non ci sia più bisogno dei suoi contenuti perché tutti abbiano accesso al supporto di cui hanno bisogno.

Trovare casa e libertà.

Luca ha concluso l’intervista parlando del suo concetto di “casa”: “Casa non è un luogo, sono le persone con cui stai bene”. Ha condiviso il desiderio di vedere un mondo in cui le sue figlie possano crescere libere di esprimersi e di vivere senza i limiti imposti dai tabù e dalle aspettative sociali. “Io le accompagnerò sempre, ma voglio che trovino la loro strada e siano libere di fare le loro scelte”.

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